domenica 30 novembre 2014

QUANDO LA NOTTURNA TI PORTA IN LAPPONIA. SU ALI DI GABBIANO. COI LADRI.

Ho messo piede in casa alle 2:39, dopo un appassionante viaggio sulla notturna direzione Baggio.

Le mie amiche mi chiedono sempre se non mi spaventi l'idea di incontrare chissà chi sul quel bus. Le verità sono due: piuttosto che spendere soldi per un taxi, preferirei ordinare un materasso Eminflex; inoltre dovete sapere che la metà, se non di più, dei passeggeri della M1 - Quartiere degli Olmi, sono impavidi baggesi. La maggior parte di loro (o dovrei dire di noi?) non ha una faccia raccomandabile, anzi, ma cosa volete che vi dica, parecchi li ho visti sul Facebook di mio fratello, e la cosa che mi terrorizza davvero è solamente il sopracciglio ad ali di gabbiano disegnato sulla faccia da schiaffi di Mirko o Christian. Beh ragazzi, mio fratello si chiama Brenno, non è che può trovarsi amici col nome noioso. 

Io nel mio quartiere selvaggio mi sento al sicuro. 

Passata la fermata di Bisceglie, ormai tutti stiamo quasi dormendo. Non importa quanto tu non sia ubriaco: quando sali sulla notturna per Baggio, assumerai inevitabilmente uno sguardo marcio, uno sguardo alla Mirko: è un segno particolare e distintivo da citare sulla carta di identità. 

E adesso venite a Baggio se avete il coraggio. 

Insomma, io sono a mio agio, e cambio anche il mio nome in Jessica, o, quando sono vestita bene, Chanel. Ieri probabilmente ero Caritas.

Ho divagato come al solito, ma voglio dire un'ultima cosa: non potete capire l'ira che mi ha assalito quando ho scoperto che mio fratello, sulla 58, ha assistito a una rissa conclusasi con un vetro dell'autobus distrutto. E io solo Mirko il gabbiano.

Dicevo: ho messo piede in casa alle 2:39. Avevo gli stivaletti in mano, l'iPod nelle orecchie: Fancy. Mi chiudo la porta alle spalle e percorro la prima parte di corridoio. Butto un occhio in salone e il panico mi assale. Nell'angolo in fondo proprio davanti alla finestra e dietro il televisore, c'è una sagoma lunga. Un metro e ottanta, qualcosa in più. 

giovedì 27 novembre 2014

IL SENSO DELLA VITA? Ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, al naso dispiega profumi aromatici dalle note floreali

In giornate come questa, uggiose, fredde e grigie, non ci sono tante cose da fare. O meglio, ce ne sarebbero un milione. Potrei studiare, per esempio, potrei cominciare a imparare una nuova lingua, potrei suonare il flauto di plastica delle medie, potrei riordinare la mia stanza e potrei addirittura accoppiare i calzini nel cassetto.

Ma è sempre così, il primo giorno di pioggerellina è fastidioso, ma non fa nascere in te quell'odio profondo verso la vita come i successivi. Il primo giorno di pioggerellina ti fa interrogare sulla vita e sui perché dell'esistenza.

Quando arrivo a conoscere meglio una persona, mi piace affrontare tematiche di una più o meno vaga serietà. Se ti incontro una sera in discoteca, non insisto poiché non tollero che il discorso vada oltre il “tu preferisci il gin o la vodka?”. Ma benché io dia la fiera impressione di una decerebrata di prima categoria, con un Q.I. pari a quello di Paola Barale, ci tengo a precisare che invece è uguale a quello di Maddalena Corvaglia che ora ha trovato lavoro in Albania.
A parte gli scherzi, arriva un momento in cui magari ho la febbre o la febbra, e mi metto a porre domande del tipo:

“Ma tu credi in Dio?”
“Cosa pensi della Chiesa?”
“Cosa vedi post mortem?”
“Gay ci nasci?”

Il problema sorge quando ti trovi davanti qualcuno che sa osare più di te.

“Okay Bea, e secondo te qual è il senso della vita?”

martedì 25 novembre 2014

TOGLI UN POSTO A TAVOLA, L'AMICO CI HA BALZATI

Stavo per iniziare dicendo che generalmente sono donne, ma poi mi sono resa conto che, a dir la verità, è un discorso che accomuna entrambi i sessi.

Abbiamo tutti un amico che a un certo punto della sua vita trova la via della redenzione. E tenendo conto che ho ventidue anni, non mi riferisco a gente alla Paolo Brosio che alla soglia dei quaranta scopre che le nuvole hanno forma di Madonna.
Il mio discorso è un po' più alla Sara Tommasi. Ovviamente l'eccelsa mente partorita dalla Bocconi è un'iperbole, ma dai, ragazzi, chi non ha quel conoscente a cui la notte porta consiglio e si sveglia gridando che basta, l'alcol non fa più per lui, le serate selvagge nemmeno, e comincia a proporre solo camomille su Skype?

Ma non è che la notte t'ha portato un coniglio nel culo?

Un po' come Paola Cortellesi. Ha fatto sbellicare dalle risate ogni italiano che si rispetti agli albori del terzo millennio; la sua voce fastidiosa era diventata la nona di Beethoven, la sua espressione cattiva era una Venere di Botticelli sullo schermo di Mai Dire. Sparava sequenze di parole a caso senza senso, regalandoci grasse risate, prima che arrivassero sulla scena Valerio Schifu, Marco Minchioni, Emma Emorroide e Alessandra Arimortacci a farci piangere.
E poi ha messo la testa a posto. Che è il mio personale, inoffensivo e politically correct modo per dire che è diventata noiosa come Fedez che ci fa la ramanzina morale e sociale mentre prova a ottenere un diploma al Boccioni in cambio di una partecipazione all'occupazione (per chi non fosse di Milano, è un liceo artistico).
La vecchia Paola si è data ai film di Canale 5, alle sitcom italiane. E' passata dalle stelle alle stalle della televisione dello Stivale. Dal Mago Forest al delfino Raoul Bova. Dalle imitazioni del Grande Fratello, a Maria Montessori.

Cadono miti.

E così anche tu perdi il tuo compagno di avventure. Uscivate sempre insieme e vi reggevate il bicchiere a vicenda, vi davate coraggio quando l'altro pareva dare segni di cedimento. Avete ballato sulle note di Adeste Fideles, avete studiato la miglior soluzione per far fruttare al massimo quei dieci euro ciascuno che avevate: vi siete sempre aiutati quando l'altro era indeciso sul drink da ordinare.
Poi il tuo socio s'è alzato una mattina e ha detto basta. Per lui ora esistono solo Sergio Leone, le torte e l'arte barocca.

domenica 16 novembre 2014

CINQUE MOTIVI PER CUI IO NON SONO FIGA

Non ce n'è: figa ci nasci o non ci nasci. Non puoi diventarlo. E non mi riferisco tanto all'aspetto fisico, quanto più a quello esteriore in termini di abbigliamento e atteggiamento.

Le fighe sono ovunque, ma credo che sia più semplice individuarle durante il giorno. Di sera, fra buio, trucco e alcol, anche la figlia di Fantozzi diventa pisellabile. Invece, alla luce del sole, le fighe spuntano come funghi, sono ovunque: in metropolitana, al semaforo accanto a te, all'Esselunga e pure in coda ai bagni della stazione (lo so, anche io credevo che le fighe non espellessero alcun tipo di secrezione). Hanno sempre l'eyeliner perfetto, talvolta cadono nel volgare, ma a loro si perdona tutto, perché loro sono fighe.

Ecco cinque motivi per cui io, chiaramente, non sono nata figa e conseguentemente mai lo sarò:

  1. Il mio corpo tende a rispettare le stagioni climatiche. Dunque d'estate ho caldo e d'inverno ho anche molto freddo. Il che vuol dire che dalla primavera in poi smetto di indossare berretti di lana ed evito gli stivali neri di pelle sotto l'abitino bianco al mare. Diciamo che d'estate sono più una tipa da sandali, gli UGG mi fanno un po' sudare gli alluci. Inoltre, con l'arrivo dell'autunno mi arrendo all'utilizzo di sciarpe e – attenzione: chiudo la giacca. La figa sotto la neve, invece, indossa un giubbotto aperto, un maglioncino scollato fino all'ombelico e non si ammala mai. Quando, verso metà gennaio, inizia a munirsi di sciarpa, essa è enorme. Non so in che modo spiegarlo precisamente, ma ha un volume pari a quello dell'iceberg del Titanic. La figa preferisce sfoggiare una deliziosa pashmina durante l'afa di luglio, senza scomporsi, mentre la non figa ha la maglia pezzata.

sabato 15 novembre 2014

QUELLO CHE MI PIACE DELLA PIOGGIA

Abbiamo tutti quell'amico poeta che quando ci sono quaranta gradi posta aforismi quali “chi odia la pioggia non ne ha mai ascoltato il rumore”, “c'è chi sente la pioggia e chi semplicemente si bagna”. E per darvi un'idea di quanto mi urtino, vi dico che non ho nemmeno cercato su Google un corrispettivo sensato di quelle due frasette che ho scritto sopra. Poi alle prime gocce, ognuno si trasforma in un gran simpaticone: “Arca di Noè?”. Balla di fieno, nessuno ha mai riso meno.

Tutti gli amanti del ballo scatenato sotto l'acquazzone dove sono? Il set del Lago dei Cigni è già allestito: voi magnifici amanti del diluvio, guardate che oggi ci si bagna che è un piacere! Per non parlare della sinfonia emessa dalla ruota della 58 che prende in pieno una pozzanghera.

Sono particolarmente acida in quanto stanca, andrei in branda adesso. E in più piove e io odio l'ombrello perché fino all'anno scorso in casa avevamo solo pieghevoli, quest'anno solo ombrelloni che ancora e un po' hanno anche i ganci per appendere il copricostume e una volta il vicino ce ne ha rubato uno e allora mio fratello per vendicarsi ha commesso lo stesso tipo di furto ma ha abilmente scelto un ombrello carino ed elegante ma rotto. Sì, non ho messo virgole perché la punteggiatura è simbolo di stabilità mentale.

A me la pioggia fa solo diventare isterica. Non mi fa venire voglia di ballarci sotto, non mi piace bagnarmi, e mi diverto di più col rumore di un peto. Sono una donna e ho detto peto.

Quindi questa sono io quando leggo le vostre uggiose citazioni, quando vedo che non smette di diluviare, quando in metro non so dove mettere l'ombrello e mi bagno i jeans:

mercoledì 12 novembre 2014

BUONGIORNO! Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

Gli screenshot sono il mio pane quotidiano. No, non sono tanto una che fotografa conversazioni, messaggi su WhatsApp o Snapchat. O meglio, se è giunto quel fatidico giorno in cui Superman ha voluto omaggiarmi di qualche parolina dolce che vada oltre l'aggiunta di "anche io" dopo le mie frasi mielose, non è che salvo o inoltro: faccio uno cafonissimo striscione da appendere al balcone in puro stile italiano durante i Mondiali di calcio.

Mi riferisco piuttosto alle immagini che trovo in giro su Facebook. Non mi basta mettere mi piace, voglio possedere quella figura, sicuramente da intenditori, per sempre. Perché arriverà senza dubbio un momento durante il quale potrò riusarla, sfoggiarla, spiattellarla in faccia al più o meno fortunato di turno. Generalmente, se voglio condividere una foto con voi, siete nella mia lista top di amici super simpatici. Ah, a te non ne ho mai mandate? Boh, ma sai cosa? Ho cambiato cellulare e ho perso tutti i numeri... Vale sempre questa scusa, no?

Ho dunque deciso di caricare qui alcune delle mie icone preferite, quelle che mi hanno fatto più spanciare o riflettere. Perché attenzione - e prendetela come una minaccia, ma temo arriverà il tempo in cui mi erigerò a filosofa di vita. A volte lo faccio: su Facebook scrivo di quelle massime sull'amore che mi vogliono citare sulla confezione degli Abbracci Mulino Bianco. Per i Baci Perugina mi hanno detto che mi faranno sapere perché non li convinceva tanto la mia visione "Amore è quando ti lascia scegliere per prima il gusto dei Noodles istantanei, dopo aver passato due ore a letto a mangiare cioccolata con orsetti gommosi all'interno." Ma secondo me mi richiamano.

Detto ciò, è Novembre, comincia a fare freddo, Natale è vicino ma non abbastanza, i miei amici in Australia continuano a intasarmi le News Feed con selfie, panoramiche, video e altre armi da taglio della loro estate down under, e volevo quindi augurarvi una buona giornata.

venerdì 7 novembre 2014

IO SU WHATSAPP LEGGO E NON RISPONDO




In data 5 Novembre, WhatsApp ha introdotto il doppio tic di colore blu. Io ho scaricato l’aggiornamento ieri, e ho qualcosa da dire a riguardo.

Ne stanno parlando tutti. Link su Facebook, immagini parodiche, articoli di giornale che dichiarano la morte della privacy. Insomma, Zuckerberg ne ha combinata un’altra delle sue. Come quando ci aveva obbligati tutti a passare dal profilo al diario, da wall a timeline. Per me era stato un grande shock, e avevo provato invano a oppormi fino all’ultimo, finché un giorno, effettuando il login, mi era comparsa l’odiosa scritta “Ei Beatrice! Scegli la tua immagine di copertina e scopri il tuo nuovo diario!” Una quantità impressionante di ricordi imbarazzanti, sbattuti lì, in prima pagina. Facebook mi aveva costretto a sorbire i miei post ridicoli del 2009. Tutti quelli che dicono sempre ca**o. Suicidio sociale. E, per la cronaca, io cazzo non lo censurerei mai: è una parola così bella. Cazzo. Inoltre, sulla destra, tutto l’elenco delle annate passate, per poter andare indietro fino al 2010 con un solo click. Andare indietro a rileggere “che palle domani la versia balza ora mi bevo un Blumele con Tonio Cartonio”. Disagio palpabile.

Ma arriviamo alla doppia spunta blu. A qualcuno dotato di un minimo di senno, detto onestamente, frega qualcosa? Non so se è capitato anche a voi, ma io ho fatto caso a una cosa, spulciando la mia Home di Facebook. Tutti quelli che hanno condiviso status, link o quant’altro su questo benedetto aggiornamento di WhastApp, sono degli sfigati epici. Gente a cui  (posso essere cattiva?) non scrive nessuno. La mamma un paio di “Vai a buttare la spazzatura”, i tre amichetti soliti, ma nulla di più. Eppure questi soggetti sono inferociti. Preannunciano omicidi e suicidi. Manco avessero chissà quali conversazioni porche con Emily Ratajkowski.

Che poi anche prima era possibile capire se uno avesse letto o meno il messaggio. Bastava guardare l’ultimo accesso. Okay, è vero, uno può aprire l’applicazione ma non il tuo specifico messaggio. Ma trovo che entrare e non guardare di proposito il testo sia un schiaffo morale più grande del visualizzare e non rispondere.
Ah, che palle, mi ha scritto quella balena rompipalle della… Ma come si chiamava poi quel roito? No, non leggo il suo, ma aspetta che rispondo a Tettona incontrata al Burger King.


Chi si lamenta, non ha mai visualizzato e non risposto in seguito. Chi si lamenta, ha una vita molto noiosa. Per chi non si lamenta, non è cambiato nulla.