lunedì 23 febbraio 2015

PERCHÈ IO DICO NO ALLE MODELLE CURVY

Oggi sono arrabbiata. Avevo deciso di provare a dire meno parolacce, ma sapete cosa vi dico? Oggi sono fottutamente incazzata.
Quindi non scriverò il solito post ironico e sarcastico – del resto prima o poi dovevo decidermi a sfoggiare un nuovo tono. Farò, anzi, un'altra delle cose che mi riescono meglio, cioè attaccare qualcuno. Prendo bene la mira e boom!, sparo un colpo dopo l'altro.

Chi non mi conosce bene potrebbe chiedersi come mi comporterei se gli altri lo facessero con me. E' molto semplice: comincerei a insultarmi anche io. Che divertimento c'è a farmi prendere in giro da chi non conosce tutti tutti i miei difetti? Meglio che arrivi io in supporto a consigliare qualche battuta.

Comincerò subito a essere meschina: il bersaglio non è difficile da mancare, occupa una superficie abbastanza grande. Grossa. Grassa.
E' da qualche settimana che mi sono fissata contro Candice Huffine e Ashley Graham, rispettivamente prima modella curvy sul calendario Pirelli e prima su Sports Illustrated. Un metro e ottanta per novanta chili la prima, un metro e settantacinque per ottantadue la seconda.

Io credo sia troppo.

martedì 17 febbraio 2015

UNA BEA POST ESAMI, È UNA BEA FASTIDIOSAMENTE PROLISSA

Ciao, mi chiamo Beatrice, ho 22 anni e non faccio un esame da poche ore, ne sono appena uscita.

Ho affrontato questa sessione invernale come i tedeschi la Prima Guerra Mondiale. Doveva essere una spedizione rapida e mirata, si è trasformata in una guerra di logoramento e d'usura. La mia camera da letto era una trincea sull'Isonzo. E sappiamo bene che gli italiani hanno sempre fatto schifo nelle battaglie.
Ho anche avuto l'influenza. Ho raggiunto i trentanove di febbre e credo che una piaga simile non si abbattesse sull'umanità dai tempi in cui al parco giochi mi schiantai contro un palo saltando giù da un lato dello scivolo. A gambe aperte. O da quella volta in cui alla scuola materna mi rovesciai il passato di verdura bollente addosso. Tutto. O da quando... No, come mi sono rotta l'incisivo sinistro non ho intenzione di raccontarvelo. Per quell'incidente serve una conoscenza approfondita e grande fiducia.

Ho delirato. Ho sognato che un gruppo di Capi di Stato mi convocava in consiglio. Dovevo firmare un trattato di pace. Io provavo a dir loro che non ero una persona importante e che quel compito non spettava a me, ma niente, volevano che prendessi in mano una dannata penna. Il vero motivo per cui io non volevo firmare, però, era un altro. Era una carta di pace del 1942, e io non avevo la più pallida idea di cosa fosse successo quell'anno, in pieno secondo conflitto mondiale. Ricordavo vagamente che non c'era stato nessun armistizio.

“Ma ditemi cosa è accaduto nel '42!”, supplicavo.

Niente, nessuno voleva informarmi.

Poi, grazie al cielo, mi sono svegliata. E riprendere sonno non è stato affatto facile. La testa mi scoppiava e ogni fibra del mio corpo gridava:

“Il segreto per dormire è mettersi nella posizione del Peloponneso!”.

Altra crisi.
Dentro di me volevo piangere. Che forma ha il Peloponneso?, chiedevo a me stessa. Ma no, non sapevo nemmeno quello.