venerdì 15 maggio 2015

VI RACCONTO UNA STORIA: HO SONNO, MA NON DORMO

Ho deciso di parlarvi col cuore in mano. Perché, sotto sotto, forse, un cuore ce l’ho anche io. E perché vi avevo minacciato, all’inizio di questa avventura, che prima o poi sarebbe spuntato qualche post pseudo serio, romantico o triste.

Anche i più assetati bevitori di RedGoon, ogni tanto, si concedono un bicchiere d’acqua del rubinetto e si danno una calmata.

Del resto, devo ammettere che pure in Australia c’erano dei giorni in cui non bevevo. La domenica per esempio, perché alla sera avevo l’appuntamento su Skype con i miei genitori e i miei fratelli. Il giorno di Pasqua tombola, con nonna, zia e prozia.

Voglio raccontarvi una storia. Anzi, voglio provare a capire insieme a voi perché c’è chi di notte non riesce a prender sonno, indipendentemente da quanto stanco sia.

Ho pensato di dare un nome di fantasia all’ipotetica persona che ha problemi ad addormentarsi; ho scelto un nome casuale ma sicuramente bellissimo: Beatrice.
Quindi il presupposto di questa pagina è che Beatrice, la sera, una volta nel letto, gli occhi proprio non riesce a chiuderli.

When you feel so tired, but you can’t sleep… (Quando ti senti così stanco, ma non riesci a dormire. Oh, Coldplay, quanto vi amo.)

Beatrice può sembrarlo, e forse parzialmente lo è, ma non è completamente scema.

Sapete cosa vi dico? Mi sono già stufata di usare la terza persona, sono così abituata a bersagliare qualcuno in particolare o me stessa, che questa messa in scena mi pare ridicola, forzata e ben poco d’aiuto.

Ragazzi, non ci vuole una cima: se la tua giornata prevede stare seduto alla scrivania per otto o più ore, difficilmente ti assopirai stremato non appena tocchi il letto. Certo, sarai mentalmente esausto, ma ci vorrà qualche minuto prima d’iniziare a russare; magari avrai voglia di guardare qualcosa in TV, di leggere un libro o di mandare qualche messaggio. Solo a quel punto il sonno ti coglierà.

Ho anche provato ad andare in piscina a nuotare fino alle 22, provo a tenermi occupata fino alle 2, studiando o facendo qualsiasi altra cosa, e sì, sono arrivata a essere stanchissima. Sono arrivata a pensare:

“Evviva, non vedo l’ora di andare a letto e dormire come un ghiro!”

Ma come un ghiro è da un po’ che non dormo più. E pensare che dormire è sempre stata una mia grande passione, come il cibo.

Sbadiglio, sbadiglio con la bocca aperta come un leone, ho gli occhi che si chiudono da soli, eppure non appena la mia testa tocca il cuscino, un lampo illumina la mia mente. Comincio a girarmi a destra e a sinistra, a pancia in su e a pancia in giù. Non importa quanti gradi ci siano: io ho comunque sempre freddo. E il mio cervello è dannatamente attivo, macchina un numero esorbitante di pensieri al secondo, che è impossibile mettere a tacere.

Ridicolizziamo questa Beatrice fino all’ultimo.

Per scacciare le paranoie provo a pensare a qualsiasi cosa. Tendenzialmente penso ai cartoni animati, più precisamente a Paperino. Ma non è una scelta saggia, perché Paperino è il tonto, e infatti non riesce mai a vincere contro i miei fantasmi. Perde miseramente.
Le pecorelle? Ormai ho greggi sparse su tutto il soffitto, ma nemmeno loro mi aiutano.

La verità, amici del goon, è che le cose vanno esternate, vanno dette, vanno prese a calci in culo mentre le vomitiamo fuori.
La nostra mente ha bisogno di parlare con qualcuno, quando ha dei pensieri fissi, dei pensieri che le danno la caccia, l’assediano e la torturano.
La nostra mente ha bisogno di parlare con qualcuno, altrimenti lo farà da sola, alle 3 di notte, senza che tu possa opporti. Puoi solamente riascoltare per l’ennesima volta quei pensieri che hai già sentito un milione di volte, che ormai sai a memoria, perché ti urlano nelle orecchie da troppo ormai.

giovedì 7 maggio 2015

I MIEI DUE MODELLI PER ESSERE UNA PERFETTA PSICOPATICA

Ultimamente ho scritto poco e niente. 

Sono stata vagamente più attiva su Facebook, ma anche lí, rispetto ai miei standard, ho pubblicato ben smilze briciole.
Dal blog sono proprio sparita. Vi dirò di più: digitando RedGoon su Google era possibile toccare con mano balle di fieno che rotolavano.

È che sono diventata psicopatica, o psycho girlfriend - come preferisce definirmi affettuosamente Jack.
Sí, può anche darsi che io lo sia, una psycho girlfriend intendo, ma lui non capisce ed è meglio finirla qui, perchè impelagarsi in una discussione circa le cose a cui i maschi non riescono ad arrivare sarebbe tempo perso. Non capirebbero nemmeno vedendo e leggendo la lista scritta.

Insomma, vi dicevo che sono diventata psicopatica. Con punte di isteria, retrogusto di schizofrenia e una spolverata finale di vittimismo paranoico.

Ecco, finalmente ho trovato un modo per descrivermi. 
Sapete quando conosci qualcuno di nuovo che ti pone l'odiosa domanda:
«Beh, che mi racconti?»

Tendenzialmente le persone che ti indirizzano questo tipo di quesito rappresentano il cancro allo stato terminale della società, quindi l'unica risposta che si meritano è una che li spaventi per sempre. Devono pensare che tu sia un pazzo o una pazza e deve passar loro la voglia di chiedere che diavolo abbiamo da raccontare.

A te nulla, babbeo.

Non ringraziatemi: potete fare vostra la descrizione di sopra come messaggio-scudo apotropaico. 

Dicevo - e forse questa volta ce la faccio, sono diventata una psicopatica. E sto capendo molte più cose della vita e del mondo che mi circonda.

Vi ricordate The O.C.? Tutti abbiamo sognato di poter prendere un aereo e volare a Orange County, di essere adottati dai Cohen e che Seth disegnasse una nostra versione personale di supereroe.

Seth. Seth era lo sfigato, il nerd, il ricciolino figlio di papà innamorato di una che non se lo filava manco di striscio. Un classicone. Eppure Seth era senza ombra di dubbio il più bello.
A tutte piaceva Seth.

Perchè Ryan sí, era figo, ma insomma, Ryan veniva da Chino. E come diceva Summer: 
«Chino? Che schifo!»

E comunque non era solo questo il punto, voglio dire, Ryan era il maschiaccio che ti attraeva, okay, ma quelle canotte bianche? Su un fisico di un metro e sessantacinque? Non ci siamo, non sei Vin Diesel, non sei pelato.

Dal momento che Seth era il preferito, ci si aspetterebbe che la sua dolce metà fosse la favorita fra le figure femminili.

Ma Summer era una principessina.
Aveva un lettone gigante su cui guardava Valle di Lacrime, aveva la puzza sotto il naso e, soprattutto, non aveva abbastanza problemi.

Come ne aveva lei, invece, Sua Maestà Marissa Cooper.