martedì 30 giugno 2015

LE CURVY E LA CORSA.


























Ho deciso di optare per un titolo politically correct, perché scrivere cicciabomba mi pareva scortese. Che dalla letteratura del XIII secolo abbiamo imparato voler dire non nobile.

Scusate, è la prima pausa dallo studio che posso prendermi dopo cena dopo circa tre settimane e mi sembra così strano non dover dare a tutto un senso allegorico.

Oggi, dopo più di venti giorni di silenzio molto sofferto, voglio parlarvi della corsa. E ho deciso di dare una sfumatura adiposa alla mia riflessione perché tendenzialmente una magra che odia la corsa, a correre non ci va. Perché non ne ha bisogno. Mentre se l’astio è provato da una grassa, la situazione prende dei risvolti completamente diversi. La grassa può scegliere se rimanere grassa o andare a far rimbalzare i suoi maniglioni antipanico in un parco possibilmente nascosto. E dunque non è che possa troppo permettersi di fare la schizzinosa.

Ah, e mi sono dimenticata di fare un’osservazione: generalmente alla stronza magra correre piace pure. Ma vedi quanti schiaffi ti do, che torni sul divano anche tu a svuotarti il tubo di Oreo direttamente in bocca.

Ma smettiamola con tutti questi giri di parole: non potrei parlare di queste cose, se non le avessi sperimentate sulla mia pelle.

Io amo alla follia farmi i chilometri sudando come una vacca da latte.

No. A me fa schifo.

lunedì 8 giugno 2015

IN ITALIA STUDIAMO TROPPO.

Andiamo, usciamo. No studiamo. I libri son più di otto, almeno mi dia diciotto.






































Oggi ho passato uno di quegli esami al termine del quale non dovrebbero limitarsi a scriverti il voto sul libretto, dovrebbero consegnarti il diploma di laurea firmato dal Conte di Cavour. Un esame sullo scibile, ma quel tipo di scibile che ti consente di friggere degli anelli di cipolla al Burger King in una maniera talmente eccelsa che Cracco li inserirebbe nel suo menù.

Insomma, avete capito, ho portato a casa un altro di quegli esami da incubo, per cui ho passato notti sui libri per mesi, ho consumato dodici set di matite, ventotto BIC, e di cui, soprattutto, non frega una mazza a nessuno. O meglio, penso che se andassi a Passaparola potrei far dimagrire Gerry Scotti per tutte le risposte che saprei dare grazie ai miei innumerevoli esami dai dubbi risvolti pratici, ma se Mediaset ha abolito quel programma dal 2006 credo ci sia un motivo.

Il problema alla base presumo sia che in Italia si studia troppo e male.

Lo studente universitario medio ha una cultura molto vasta, in pratica sa fare ben poco. E ve lo dimostro subito:

Pascoli, nel XIII capitolo del suo Il Fanciullino, scriveva testuali parole:

«Noi studiamo troppo, per poetare; ed è superfluo aggiungere che, per sapere, studiamo troppo poco. Mettiamo lo studio ove non c’entra.»