venerdì 13 novembre 2015

QUALE CANTANTE VORRESTE ESSERE? Io...

Ho una domanda per voi.

Chiudete gli occhi e pensate. No, non è uno di quei giochini in cui indovino il numero che avete in mente dopo che vi ho fatto aggiungere 35, moltiplicare per 8 e fare una frazione dentro parentesi graffa. Io, infatti, la matematica non la so. 

Concentratevi sul mondo della musica, allargate il campo di pensiero a un panorama internazionale e ditemi: quale cantante vorreste essere?

Io, la mia risposta, già la so.

Suppongo che le vostre possano partire da premesse molto diverse.
Volete essere una strafiga, super famosa, con due gambe da sogno? Volete essere Taylor Swift? Perché, non giriamoci intorno: sappiamo tutti chi è, e sappiamo tutti pure le sue canzoni. Perché Taylor scrive un tema delle elementari (uno in cui, fra l'altro, la nostra maestra ci avrebbe dato forse buono), ma sotto ci piazza una musichetta che rimane istericamente in mente anche alle orecchie raffinate che ascoltano solo i Simon & Garfunkel. 

Non ce n'è: sei nel bel mezzo di un esame e la risposta proprio non la sai, e interviene lei:
“I've got a blank space, baby...”
Lo so, Taylor, lo so benissimo che ho uno spazio vuoto, ma non credo che scrivere il tuo nome mi faccia raggiungere la sufficienza.

Labbra sempre rosse, denti bianchissimi, capelli perfetti, outfit impeccabili e la lista sarebbe infinita. Un po' come quella dei suoi flirt.
Per non parlare del suo gruppo di amiche: ancora, se possibile, più gnocche di lei. Da Selena Gomez a Cara Delevingne: formano una squad da capogiro. Bionde, more e con qualunque orientamento sessuale.

Ma io no, io non vorrei essere la Swift.

Magari nemmeno voi, perché essere una sciacquetta del pop con due gambe da 40 milioni di dollari non è la vostra aspirazione. 
Magari voi volete essere le regine indiscusse della sensualità: vorreste rinascere Beyoncè? Coscione o non coscione, parliamoci chiaro: nessuna balla come lei.
Puntate più sul talento vocale? Christina Aguilera? 
Volete essere immortali (purtroppo) come Madonna? Ricordatevi che questo implicherebbe avere una figlia scimmietta – scegliete con cautela.
Avete forse un animo ribelle e alternativo come quello di Hayley Williams? Buona fortuna con la tinta!
Oppure vi sto sottovalutando e l'unica che ascolta musica scadente qui sono io. Probabilmente voi siete più raffinati e sognate Aretha Franklin.
Oppure ancora siete quel genere di persona trash che bramo avere nella mia vita e vorreste essere Iva Zanicchi e defecare in uno studio televisivo. 

Scusate, come al solito mi sono spinta oltre.

Veniamo a me. Io ho ben chiaro in testa chi e perché desidererei diventare.

mercoledì 4 novembre 2015

BARBIE, COME I DIAMANTI, È PER SEMPRE. Mostra Barbie - The Icon al Mudec

Oggi sono andata alla mostra che il Museo delle Culture di Milano dedica alla bambola più famosa del mondo: Barbara Millicent Robert. Sto parlando di lei, Barbie, o meglio, Barbie – The Icon.

Molti hanno snobisticamente storto il naso: una mostra su Barbie in quello che dovrebbe essere il Museo delle Culture? Inaccettabile, ma dove andremo a finire? L'ignoranza non ha più confini!, e altre frasi da copione dell'italiano medio.
Il mio livello intellettuale, a quanto pare, è addirittura ben sotto la media nazionale, perché io al Mudec ci sono andata eccome, entusiasta e appena ne ho avuta l'opportunità. Sono stata vittima di sguardi di pietà, eppure poi sono saltate fuori amiche interessate quanto me.

Ma andiamo in ordine, perché, ahimè, si è verificato un imprevisto iniziale.

Vorrei cominciare consigliandovi la visione di questo filmato, che è molto carino. Non perché mostra che le donne non devono stare solo in cucina – suvvia, sono andata alla mostra Barbie – The Icon, non sono così profonda! Vorrei che lo guardaste perché capiate, o semplicemente ricordiate, quanto fosse bello giocare con le Barbie, quanti mondi paralleli si potessero creare, quante storie inventare e quanti dialoghi immaginare. E pensare che se oggi ci mettessero davanti un foglio bianco e ci dicessero di buttar giù un'idea creativa, la maggior parte di noi proverebbe a tagliarsi le vene con la carta. Eppure da piccoli eravamo proprio pozzi di fantasia.

Ricordo che da bambina non vedevo l'ora che arrivasse l'estate, non solo perché la scuola finiva e si andava al mare. In estate le mie Barbie prendevano appuntamento dal parrucchiere. Io e mio fratello Bancario lavavamo accuratamente le bionde chiome delle bambole che poi mettevamo ad asciugare sul balcone della cucina.
Io credo che questo sia già un grande spunto di riflessione. Innanzitutto, si sfata il mito che tutti i parrucchieri maschi siano omosessuali; e, secondariamente, il mio aneddoto dimostra come la vita sia fatta di gradini: mio fratello ha iniziato la sua carriera come assistente nel mio salone di bellezza quando aveva poco più di dieci anni, e ora ha un contratto in banca.

Ma ora parliamo della mostra.